Rivederti
Quando Giulia Bianchi aveva diciotto anni, entrò nella famiglia Bianchi come domestica, sotto il nome di Angela, per prendersi cura di Lorenzo Rossi, un uomo cieco. Durante un rapimento, Lorenzo si gettò dalla finestra per salvarla, mentre lei gli donò la sua cornea. Quando si svegliò, Giulia era sparita. Cambiò nome in Stefano Conte e cercò Angela, ignaro che la sua nuova moglie, rinchiusa in un manicomio, era proprio lei.
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Recensione dell'episodio
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Angela: la campanella che sveglia il cuore
Angela non porta solo una campanella verde: porta speranza. Il suo gesto semplice — «quando hai bisogno di me, suonala» — è un atto rivoluzionario in un mondo che ignora i fragili. In *Rivederti*, lei è l’antidoto al cinismo del potere. 💚
Giorgio: il padre che non sa amare
Giorgio non è cattivo: è vuoto. Il suo bastone dorato è un simbolo di un’autorità sterile, non di protezione. Quando dice «diventerai solo un inutile fallito», non minaccia: confessa la sua paura di aver fallito come genitore. *Rivederti* ci ricorda: il vero dramma è l’indifferenza mascherata da disciplina.
La scena della medicina: un rifiuto che grida
Lorenzo, rovesciando la tazza, non sta disobbedendo: sta dichiarando guerra alla propria impotenza. Quel gesto è un urlo muto contro chi lo riduce a un paziente, e non a un uomo. La scena è cruda, vera, e ci lascia senza fiato. 🫶
I riflessi sul pavimento: metafora perfetta
Il pavimento lucido non riflette solo corpi: riflette identità spezzate. Lorenzo, Giorgio, le cameriere: tutti proiettano ombre distorte. In *Rivederti*, ogni riflesso è una domanda: chi siamo davvero quando nessuno ci guarda? 🪞
Angela e l’orfano: due anime gemelle
Quando Angela dice «sono cresciuta in un orfanotrofio», non chiede compassione: offre comprensione. Il loro legame non è romantico, è ancestrale: due ferite che si riconoscono. *Rivederti* brilla nel mostrare che la famiglia non è sangue, ma scelta. 🌸